Il castello di Bivona

Il castello di Bivona fu fatto costruire dal governatore di Monteleone Mariano D’Anagni per conto del re angioino Carlo III nel 1304 dopo la guerra angioini aragonesi, fu edificato si pensa, sui ruderi dell’antico tempio della dea Proserpina ; che poi fu tramutato togliendo via il profano, nella cattedrale di Bivona, il luogo in questione fino ai primi del 700, era nomato “Vescovato“.

Il castello e’ munito di mura delimitate agli angoli da quattro torri cilindriche merlate. La fortificazione, a forma quadrangolare, rappresenta un superbo esempio d’architettura militare con sicure influenze d’oltralpe.
Isolato da un vallo, s’ergeva su due piani ed era attorniato da spesse mura alte quindici metri.

Nel sottosuolo vi erano stanze varie: alloggi per le truppe, refettorio, depositi per le derrate, cisterne per acqua, comprese le prigioni.
Nel 1500 fu rimaneggiato per le installazione dell’artiglieria. S’ergeva vicino al mare a difesa delle marinate ed aveva tutti attorno infissi degli anelli di ferro per legare le gomene delle imbarcazioni.

Il contiguo abitato di Bivona contava nel 1276, fuochi 156 per un totale di 626 abitanti, un documento dell’epoca c’informa che pirati siciliani, sbarcati da sette galee confiscarono le tonnare che ivi pescavano, per il riscatto i proprietari dovettero pagare sessanta once d’oro.

A Bivona le tonnare operarono per tanto tempo nel corso dei secoli, si pescava di tutto come viene riportato da tutti gli storici, ma in modo predominante si pescavano i tonni, e i pesci spada; per la grossa quantità che stazionava in grande numero nel golfo Hipponiate e la pesca abbondante che si faceva.

Nei pressi del castello esistevano delle paludi, (formatesi nel corso dei secoli a causa dell’insabbiamento dell’antico porto Hipponiate e della deviazione dei torrenti: Sant’Anna e Trainiti, come riportato altrove).

Le paludi formatesi venivano chiamate: “u mariceju”, per combattere la malasanita’ di quelle acque furono iniziati lavori di prosciugamento e bonifica.
Finito l’uso militare, il castello divenne, essendo nelle pertinenze della cattedra vescovile di mileto, residenza episcopale; all’interno del castello mori’ il vescovo di Mileto Domenico Antonio Bernardini, poi ospito’ un mulino ad acqua ed infine uno stabilimento per la lavorazione della canna da zucchero.

Attualmente, dopo i terremoti, e la corrosione degli anni il castello e’ nel piu’ totale abbandono in attesa che ci sia un suo auspicabile restauro.
Tra il castello e l’attuale porto di Vibo Marina, sorgeva l’antico porto d’Ipponion, dove sostavano le navi dei fenici dei Siri e dei Cartaginesi. Il porto fu ingrandito da agatocle tiranno di Siracusa, nel 294 a. C. , con la creazione di cantieri navali e di un grande emporio commerciale, fu rinomato nel mondo antico per la pece e il legname, delle nostre montagne, e per i fiorenti traffici che si tenevano.

Il porto fu usato anche dai Romani, durante le gurre puniche, la flotta romana stazionava nel porto vibonese e serviva da trampolino di lancio verso cartagine.
Fu usato anche durante le guerra civile tra Cesare e Pompeo, divento’ rifugio e l’approdo piu’ importante delle navi di Cesare, alleato dei vibonesi.

E al largo del porto vibonese che avvenne uno scontro navale tra i due contendenti, le navi di cesare, con i suoi alleati vibonesi misero in fuga le quaranta navi di cassio, catturando due quinquiremi, e due triremi.
Poi, molte volte venne a Bivona Marco Tullio Cicerone, ospite del suo amico Vibio Sicca che aveva una villa nei pressi.

In occasione di una di queste visite, sicari del nemico verre tentarono di ucciderlo mentre si imbarcava verso Roma.
Il grande oratore d’arpino chiamo vibo nobile ed illustre municipio.
Dell’antico porto esistono pochissimi ruderi nei fondali marini, perche’ esso durante le scorrerie saracene, fu distrutto per non permettere l’attracco alle imbarcazioni dei pirati saraceni.

Maria Lombardo
Consigliere Commissione Cultura Comitati Due Sicilie
Centro Studi e Ricerche
Comitati Due Sicilie