Il Castello di Roseto Capo Spulico.

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Il nome Roseto deriva dal latino “rosetum” vista la diffusione della coltura delle rose in epoca greco-romana, che venivano utilizzate per riempire i guanciali delle principesse sibarite. Di notevole interesse è il centro storico, posto su di una bella altura digradante verso il mare. Risalente al Medioevo, possiede belle stradine e vicoletti che spesso offrono scorci panoramici sul mare.

Il centro storico è raggiungibile da una strada provinciale panoramica, lunga 3 km e in salita che si stacca dalla Strada Statale 106 Jonica. Prima di giungere a Roseto centro si attraversa la piccola frazione Civita. Nel centro storico si trovano gran parte dei monumenti storici del paese. Tra cui si pone a vista il famoso Castello. Il castello di Roseto Capo Spulico (Alto Ionio Cosentino), saldamente impiantato sulla scogliera che protende verso il mare, risale al X secolo.

Infatti, come ricorda San Vitale da Castronuovo, è sulla “Petre Roseti” che il santo avrebbe fondato un monastero e, nel XI secolo sui ruderi dell’edificio sacro è sorto il “Castrum Petrae Roseti” ad opera dei normanni. A quel tempo (1027-1154) il castello segnava il confine tra i possedimenti di Roberto il Guiscardo ed il fratello Ruggero I, nonno di Costanza d’Altavilla (in quanto figlia di Ruggero II), quest’ultima erede del regno di Sicilia e madre di Federico II Hohenstaufen (1194-1250).

Nel periodo post-federiciano, dalla seconda metà del XIII secolo, fu adattato a fortilizio militare tanto che, dai registri angioini si conosce l’entità della guarnigione assegnata alla fortezza che nel 1275 risulta composta dal castellano, uno scudiero e da dodici guardie. Ma è con Federico II che il manufatto architettonico si inserisce nel “Piano dei Castelli” del 1230 voluto dall’imperatore al ritorno dalla VI crociata (1228).Di certo, tuttavia, in epoca federiciana il castello era decorato da magnifiche pitture, presumibilmente di carattere profano, che oggi sono purtroppo scomparse. Come era solito l’imperatore non raccontava della vita di corte e ne dei castelli che lo ospitavano ma si esprimeva e tramandava ai posteri attraverso forme lapidee, segni esoterici.

Un documento duecentesco ricorda in effetti come, in un suo mandato, l’imperatore svevo caldeggiasse un intervento conservativo sul castello di Roseto, volto a scongiurare i pericoli derivanti alle parti in legno e ai dipinti dalle infiltrazioni d’acqua. Era un castello autosufficiente con cinta murarie, le stalle, le prigioni, la cisterna per la raccolta delle acque e le stanze adibite a casa del feudatario.

Lo stesso Federico a cui il castello stava molto a cuore, nel proprio testamento, per come riportato, in “Monumenta Germaniae Historica, Legum sectio IV: Tomus II, n.274”assegnò il territorio di Porta Roseti al figlio naturale Manfredi mentre tutti i castelli e soprattutto il “templare Petre Roseti”, ai figli legittimi i quali saranno anche re di Gerusalemme.

L’arrivo degli angioini nel Mezzogiorno d’Italia procurò altri rimaneggiamenti al piccolo maniero, che nel 1275, secondo i registri degli Angiò, ospitava un castellano, uno scudiero e dodici guardie. Di pianta trapezoidale, il Petrae Roseti è circondato da mura merlate che sul lato sud opposto al mare si aprono in un ampio ingresso, con un imponente portale che ha mantenuto lo stile gotico, ma che conserva ancora la rosa crociata, i petali di giglio, il cerchio di Salomone e lo stemma con grifone emblema del casato Svevo.

La struttura presenta due possenti torri, una delle quali più alta, merlata e a pianta quadrangolare. All’interno della rocca vi sono un ampio cortile, dotato di cisterna centrale, i resti delle scuderie, magnifici saloni di rappresentanza e spaziose stanze arredate secondo lo stile medioevale. Oggi, dopo accurate opere di restauro, risplende come classico esempio di architettura federiciana di derivazione templare (Barrio 1700) o Rocca Templare (D.Rotundo “templari, Misteri e Cattedrali”. Ed.Templari-Roma 1983).

L’ampio cortile cinto da mura merlate è chiuso da un arco che porta Stemmi alchemico-templari come la “Rosa” e i “Gigli” che fanno del “Castrum Petrae Roseti” un Tempio dell’Ordine Cistercense. Un tempio templare la cui rosa sul canale d’ingresso è un simbolo alchemico dell’ordine religioso-militare dell’ordine degli Ismaeliti e dei Rosacroce. Di recente, a completare l’indagine storica basata sugli Archivi Zaristi si ha notizia che, nel castello fu custodita, da Federico II la Sacra Sindone. Tale scoperta è avvalorata dagli studi di Lapicidi del castello, che hanno portato alla lettura del “Grifone”, appartenuto a Federico II e, al “Sigillo di Salomone” che riproduce quello del tempo di Gerusalemme.

Maria Lombardo
Consigliere Commissione Cultura Due Sicilie
Centro Studi e Ricerche
Comitati Due Sicilie

 

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